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mercoledì 25 novembre 2009

domenica 1 novembre 2009

Be Pedestrian!



Courtesy of Aprile on line

La forza degli Early works di Trisha Brown alla Fondazione Maramotti. 8 danze degli anni ’70 ci riportano a quando la danza era riflessione, non solo virtuosismi.

Il perché gli Early works di Trisha Brown arrivino in Italia solo oggi, 40 anni dopo la loro creazione, è un mistero. Ma meglio tardi che mai, e allora tanto di cappe
llo alla Fondazione Maramotti che, insieme a Reggio Emilia Danza e alla Fondazione iTeatri, porta fino a noi questi pezzi di storia che ormai si potevano vedere solo nella biblioteca del Lincoln Center di New York o in qualche soirèe al Centre Georges Pompidou.
Trisha Brown, direttrice artistica dell’omonima compagnia, è una delle esponenti di spicco della post-modern dance americana, che nasce come ribellione alla danza accademica, a Martha Graham, al Classico che impera, alla mancanza di riflessione critica sulla danza stessa. Una ribellione che avviene, a partire dagli anni ’60, contemporaneamente all’arte contemporanea, a quell’arte concettuale di cui Bruce Nauman (ora in Biennale, e pure vincitore del Leone d’Oro) fu una delle principali locomotive. Cos’è il linguaggio dell’arte dopo Duchamp? Cos’è il corpo? Come muoverlo? Ha senso muoverlo? Ed è così che la danza diventa scultura
, traducendo prima in parole e poi in movimenti
quei dettami della scultura minimalista che recitavano così, una volta tradotti da Yvonne Rainer in indicazioni danzerecce: eliminate il fraseggio, i climax, gli accenti; eliminate la performance e i personaggi; eliminate il campo spaziale, il movimento virtuoso e il corpo interamente esteso nello spazio. Sostituiamo tutto ciò con un’energia invariante, movimenti trovati (è il ready made della danza!), ripetizioni o eventi separati nel tempo, neutralità, attività che somiglino a “compiti”, o task, ritroviamo una dimensione umana.
Ciò che rese questo movimento unico, fu la presenza di un’intera comunità di artisti, per cui Trisha Brown non fu la sola. Insieme a lei, appunto, Yvonne Rainer, Debor
ah Hay, Steve Paxton, David Gordon, Meredith Monk, Lucinda Childs e tanti altri si radunarono attorno alla Judson Church, una chiesa sconsacrata, che divenne il simbolo della post-modern dance e che ancora oggi, il lunedì sera, (ogni lunedì sera!), propone le più recenti ricerche sul movimento e sull’arte. Insomma, per quelli del giro, vedersi gli Early Works di Trisha, è un viaggio nel tempo e nello spazio, alle fonti del bello.
Gli Early works in effetti non sono nulla di speciale. Semplici tasks, compiti, istruzioni, regole, dispositivi. Questo era, ed è, il concettuale nella danza. Portare in evidenza la struttura delle cose attraverso il movimento di tutti i giorni. Non curiamoci del loro risultato estetico: una volta che il concetto è emerso, lasciamolo lì a galleggiare, tutto il resto rimarrà inespresso, perché inutile.
Floor of the Forest è un semplice indagare sulla gravità. Due performer si issano su una
struttura dove sono state tese delle corde. Sulle corde sono stati infilati vestiti, magliette e pantaloni. I due dovranno infilarsi i pantaloni, rimanendo sospesi nell’aria, e la maglietta, abbandonandosi completamente. I vestiti ci reggono? I vestiti, nel loro vestirci, mettono a nudo il nostro peso. Ci reggiamo, sospesi, grazie ai nostri vestiti. Di cosa ci vestiamo tutti i giorni?
Le performance del gruppo “stick” (Sticks 2a, Sticks 2b, Sticks 1, Sticks 3), sono di una semplicità imbarazzante. Figure simmetriche, asimmetriche, ribaltate, creano una successione di azioni della durata di qualche minuto. Le azioni vengono scandite dalla voce dei performer i quali, una volta “arrivati”, lo annunciano agli altri, per poi poter procedere oltre. In caso di errore: “hold on”. Aspettate! Tutti fermi in attesa di risistemare la struttura dei bastoncini per poi andare avanti. Il richiamo a una società organizzata
diversamente è evidente: una società in cui la relazione e l’interdipendenza siano elementi cruciali per poter portare avanti un progetto comune.
I due lavori di accumulazione (Accumulation e Group Primary Accumulation), sicuramente più complessi, riproducono un processo cumulativo, prima in a-solo, poi in trio. Un processo ipnotico per lo sguardo e per la mente. Aggiungendo un pezzo per volta si arriva a creare un’intera architettura di movimento.
L’ultima danza, Spanish Dance, vede la partecipazione di Trisha stessa. Un trenino ancheggiante, sulla musica di Bob Dylan, arriva, vagone dopo vagone, performer dopo performer, tramite un movimento contagioso che si trasmette da corpo a corpo, arriva fino alla fondatrice della compagnia, ferma in testa al treno. Il trenino procede così, ma sulla nota finale della musica si schianta su un pilastro, ed è inevitabile per il pubblico scoppiare a ridere. Ma come, Trisha, fai deragliare il tuo stesso treno? O è l’ennesimo gesto di rottura con una tradizione che per troppo tempo ha ingabbiato la danza in una forma?

mercoledì 18 febbraio 2009

Bentoglio giove - Ceresoli e Felician venere

Quando: Domani, giovedì 19 Febbraio, ore 18.00
Chi: Alberto Bentoglio (insegna Discipline dello spettacolo presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Milano. Ha pubblicato volumi e saggi su differenti aspetti e momenti della storia e dell’organizzazione del teatro e dello spettacolo italiano, lungo un arco cronologico che va dal Settecento ai giorni nostri)
Come: comodamente seduti - ingresso libero!
Cosa: Conferenza su “Milano, uno spazio per il teatro”(l’incontro si svolge nell’ambito della mostra “Solo in Azione Video”, e si concentrerà su come gli spazi teatrali e performativi istituzionali e non, riescano a (soprav)vivere in una città come Milano. E’ un incontro rivolto a tutti gli appassionati di teatro, di musica e di danza.)
Perchè: per ascoltare, riflettere e parlare di cosa succede agli spazi teatrali di Milano.


Quando: venerdì 20 febbraio, ore 18.00
Chi: Jacqueline Ceresoli + Luca Felician (Brillante e poliedrica figura all’interno del panorama artistico contemporaneo, curatrice, storica, critica e docente universitaria, Jacqueline Ceresoli è anche autrice di dirompenti testi sulla natura interdisciplinare delle arti visive contemporanee, tra cui “Ibridazioni, nuovi territori della scienza e della tecnica, dell'arte, della mente”, “Transdesign” e “La nuova scena urbana. Cittastrattismo e urban art”. Collabora con Flash Art e Arte.)
Come: comodamente seduti - ingresso libero!
Cosa: Citymediascape, città metalinguaggio delle arti visive contemporanee. L’incontro si concentrerà sulla peculiare ricerca della Ceresoli e di Felician sul tema del paesaggio urbano e della sua presenza all’interno delle poetiche di molti artisti e performer contemporanei. L’incontro è rivolto a tutti gli amanti dell’arte e della performance, a chi non si accontenta della solita “critica”, ai giovani artisti e agli artisti meno giovani.
Perchè: per vivere un'experience, diversa da tutte le altre.

venerdì 23 gennaio 2009

Piccoli hystrioni

Ieri sera, moderati da Antonio Calbi e dalla rivista Hystrio, alcuni piccoli spazi performativi di Milano e di Roma si sono ritrovati allo Spazio Tadini per parlare di teatro e politiche culturali. I milanesi: Teatro i, Contraddizione, Pim - autoreferenziali, noiosi, isolati, in crisi. I romani: RialtoSantambrogio, Furio Camillo, Consorzio Ubusettete - ruspanti, underground, frizzanti, in crisi pure loro ma con tante idee per risollevarsi insieme. Nel pubblico tanti altri piccoli spazi, ovviamente milanesi, ad ascoltare successi e insuccessi, buone e cattive pratiche di colleghi e amministratori comunali. Bilancio di Calbi, al termine dell'incontro: Milano-Roma 1-1. Ci permettiamo di correggerlo: Roma-Milano 3-0.

mercoledì 12 novembre 2008

ImproWinter 09

Direttamente da Lutz Gregor. Ne vale la pena.

The third ImproWinter takes place from February 9 - 13, 2009 at Palucca Schule Dresden - College for Dance.

The entire programme and the application form can be found on our homepage.

ImproWinter 09
The course programme includes Contemporary Training, Ballet, Yoga, Forsythe Improvisation Technologies, Improvisation for Musicians, Dance and Music, Body & Architecture, Body & Technology, Dance & Language, Contact Improvisation, Improvisation on pointe and Physical Cinema. As guest teachers are invited Aaron S. Watkin, Katharina Christl, Stefan Dreher, Tamas Geza Moricz, Beat Halberschmidt, Juan Dominguez, Lutz Gregor as well as Matthias Härtig and Jacob Korn from Trans-Media-Akademie Hellerau.

The opening event, discussions, JAMs, a movie night as well as a final public presentation will provide the framework for a creative interchange between workshop participants, teachers and guests.

Looking forward to hear from you!
Sincerely, your Tanzplan Dresden Team

lunedì 27 ottobre 2008

Resistere. Fino a quando?

Video documentario sulla situazione della danza in Lombardia.

mercoledì 30 luglio 2008

Solo in Azione 2008

Qualche immagine dall'ultima edizione del Festival Solo in Azione 2008

lunedì 14 luglio 2008

da Luna Paese

Quelli che seguono sono frammenti di una lettera inviataci da Luna Paese due giorni fa.

Dopo la performance a Soloinazione è nata in me l’esigenza di scrivere qualche riga sull’esperienza passata.
Innanzitutto sono rimasta molto positivamente colpita dalla possibilità di scambio di questo spazio. Raggruppare in un’unica serata percorsi di ricerca molto differenti tra loro, e la possibilità per i performer di poter vedere il lavoro dell’altro, spostava per me a livello individuale la prospettiva di ognuno. La rara possibilità di poter condividere uno spazio così libero e abitabile per me è molto feconda a livello individuale; parlo per me, mi interessa moltissimo poter vedere e conoscere, anche se in minima parte, l’interessante percorso di altre persone. È un’esperienza che non solo banalmente mi arricchisce, ma mi spinge ad assumere altre prospettive rispetto al mio lavoro, a pormi delle domande nuove, a mettermi in discussione.
La scelta di ospitare progetti in fase di lavoro, mischiare performer con un bagaglio di esperienze e un lungo percorso alle spalle e performer emergenti come me, è una scelta molto coraggiosa, priva di pregiudizi ed etichettamenti, e secondo me è da lì, da quello spazio rischioso e anche fecondo, che può emergere una qualità artistica enormemente ricca . Da Elvira, che ha proposto un estratto di un lavoro in corso, a Claudia, che ha messo in campo una disponibilità inusuale rispetto al suo percorso abituale, ad Alessandra, che mi ha emozionato come già in altre circostanze; in più la disponibilità, l’umiltà nello scambio: il panorama era confortante, in tempi non facili per nessuno.

In questo senso l’allestimento, così poco teatrale-strutturato, mi permetteva perfettamente di osservare questo interrogativo da vicino. Lo spostamento di orientamento del pubblico praticamente ogni quarto d’ora, era già una possibile performance. La qualità sorprendente era la fluidità con cui questi cambi avvenivano.
La statica che mi costringe a stare seduta, spesso per più di un’ora, mi pone in una situazione di passività; subisco in un certo senso quello che accade dall’altra parte. In questo caso la situazione era molto vicina al campo di scambio. Credo che lo spostamento di orientamento abbia contribuito a muovere il pubblico, letteralmente, pur non facendo di questo, fortunatamente(!), un oggetto di riflessione.
Leggevo in un’intervista recente a Paolo Rosa di Studio Azzurro (parla delle esperienze interattive, ma il concetto espresso è facilmente traslabile): “Lo dimostrano proprio le esperienze interattive in cui lo spettatore è coinvolto ad intervenire in modo reale sull’evoluzione di un percorso, di un’opera, demolendo il tabù della sacralità della stessa e del suo autore in favore di un processo di condivisione e di partecipazione. L’uguaglianza non è sinonimo di appiattimento mediatico, come in buona parte avviene ora, ma è la possibilità, anzi la responsabilità, di poter collaborare, di poter donare, ciascuno secondo le sue possibilità e le sue differenze. È difficile essere ottimisti in un’epoca come questa, tuttavia l’ottimismo non è solo un sentimento, ma una necessità costruttiva.”


A presto!
Luna

lunedì 16 giugno 2008

martedì 20 novembre 2007

Dan.Co

Anche se potrebbe non sembrare, qualcosa bolle in pentola. Un po' di pazienza e il Progetto Dan.Co prenderà il volo.

mercoledì 22 agosto 2007

Freddo Agosto

Lo so, lo so, è passato un mese dall'ultimo post...
Abbiam passato un mese di prove (stiamo passando, in realtà) per Cold, lo spettacolo che porteremo a Catania, presso il teatro Scenario Pubblico, il 30 Agosto. La coreografia è di Luis Lara Malvacias, nostro coreografo newyorkese prediletto. Il video che trovate fa parte dello spettacolo. Commentate!

giovedì 12 luglio 2007

Circa 20 anni fa...

Rischierò di suonare off topic, ma vorrei reimmergermi nei vacui eighties, quando eravamo bambini...


Eravamo un gruppeto di quattro amici: Marco W., dodicenne proto nazi; Federico G., bullo da sballo; Carlo F., the genious; e io. Tutti nella stessa classe alle medie, in una scuola milanese super avanti, dove, pensate un po', erano di più gli esonerati da religione che quelli che la facevano, c'erano due ragazzi non vedenti per ogni classe (cercavano così di insegnarci a convivere con la diversità e con l'handicap), e si imparava pure a suonare uno strumento musicale. Marco e Federico suonavano la chitarra, Carlo il Clarinetto e io il piano. Avevamo 11 anni. Federico era il bimbo maledetto, tombeur de femmes, Carlo sapeva tutte le capitali del mondo, Marco aveva simpatie neo-nazi, ed io osservavo tutto dall'esterno con fare zen.

Naturalmente ci siamo tutti persi di vista.

Qualche anno dopo, però, ho incontrato Marco, coi capelli lunghi, gli occhialini tondi e la chitarra in mano. Ho pensato che il mito di Hitler gli fosse definitivamente passato.

Più tardi ancora ho visto Federico, vestito da dark, che limonava con un ragazzo, vestito da dark, in un locale un po' dark di Milano.

La sorpresa più grossa, però, l'ho avuta quando ho saputo che Carlo stava scalando le gerarchie di Alleanza Nazionale. Aveva una madre un po' kapo', è vero, ma lui a undici anni era sorprendentemente intelligente e sensibile, e sapeva pure tutte le capitali del mondo, e secondo me se le chiedi a La Russa lui non ti sa dire neanche i nomi dei cinque continenti. Ma questo forse è un mio pregiudizio.

Insomma, Carlo F. è in realtà Carlo Fidanza, ed è ora consigliere comunale, presidente del gruppo consiliare di AN. E la cosa che più mi sorprende è che ogni volta che si parla di omosessualità, leggo sui giornali le sue opinioni in proposito. Ormai ho un riflesso pavloviano per cui quando c'è una notizia su cose "omo", cerco disperato l'opinione del mio ex compagno di classe Carlo Fidanza. O forse è il mio super-io che mi vuole punire...

Ma che c'entra tutto questo con la danza?

C'entra, se parliamo di patrocini e contributi ad eventi culturali che il Comune, amministrato da Frau Moratti, promette e che poi all'ultimo minuto ritira con un colpo di spugna. Un po' c'entra, perchè se la cultura viene amministrata in questo modo allora quale operatore culturale potrà più fidarsi di Frau Moratti? Dovremmo tutti farci mille scrupoli e auto censurarci se vorremmo essere sicuri di non rimanere fregati all'ultimo minuto?

Torniamo a Fidanza. La questione che mi tormenta è che in fondo in fondo a me Carlo Fidanza è sempre piaciuto come testa pensante e ciò che dichiara ai giornali non lo trovo del tutto sbagliato.

Sgarbi, come assessore alla Cultura, non è del tutto in linea con la Moratti. Sgarbi fa delle cose un po' di sinistra, ogni tanto, tipo dare il patrocinio e contributo al festival del cinema gay lesbico e tipo mettere in piedi una mostra come "Vade Retro - Arte e Omosessualità". La Moratti, bigotta, asservita al potere ecclesiastico, ritira i patrocini e chiede a Sgarbi di purgare la mostra, rimuovendo un'opera sbeffeggiante Benedetto XVI e una raffigurante un uomo con genitali femminili, così come tutte le opere con riferimenti religiosi: censurando un evento culturale (Sgarbi si è non a caso ribattezzato Assessore alla Propaganda).

E' su questo che Fidanza ha perfettamente ragione: perchè non sostituiamo Sgarbi con un assessore più in linea con Letizia? Perchè i curatori della mostra e gli organizzatori del festival gay lesbico primo si devono sentire appoggiati dall'ente pubblico (e preparano i loro bilanci anche tenendo conto dei soldi che il Comune decide di destinare loro) e poi invece devono correre ai ripari dopo che gli è stato sottratto l'appoggio promesso?

Sempre Carlo Fidanza dichiara: "Peccato, la mostra avremmo dovuta farla (con tanto di Moratti's cut. ndr). Avremmo dimostrato che Milano sa coniugare apertura culturale e rispetto per la morale pubblica e la religione. Invece qualcuno ora giocherà sulla città della censura".
E il mio piccolo grande compagno delle medie ha proprio ragione: avrebbero dimostrato che Milano è aperta se avessero permesso l'apertura della mostra, ma non l'hanno fatto, e quindi la logica insegna che NON hanno dimostrato che Milano è aperta... Oserei dire che hanno dimostrato che Milano NON è aperta.

La Moratti, suor Moratti, sta seguendo le orme di Papa Ratzinger: sta ripristinando la messa pre-conciliare. Ha dato la possibilità ai fedeli milanesi di vedere veramente cos'è Milano: una città culturalmente in agonia. Vogliamo vederla morire, senza i tentativi da parte di Sgarbi di tenerla in vita. Che la Moratti vada fino in fondo. Andate fino in fondo vi prego!

Non preoccupatevi, in questa strada verso l'inferno ci sarà Fidanza a traghettare il nostro intelletto, ad illuminarci, a mettere in risalto, armato di logica ferrea, ogni singolo passo verso la distruzione della cultura, verso la teheranizzazione di una città che ama definirsi europea.

Mi raccomando.

Fiducia a Fidanza.


martedì 3 luglio 2007

Intaccare l'Accademia

Il nostro mitico Ufficio Stampa, Alessandra Botta di Mohole, ha compiuto l'arrembaggio all'Accademia, e siamo usciti, udite udite, su Danza & Danza, mensile di informazione sulla danza, che si occupa prevalentemente di Balletto e affini.

Evviva!